Le tavole di San Giuseppe tornano ad adornare l’aberghiero di Otranto

Le tavole di San Giuseppe tornano ad adornare l’aberghiero di Otranto

Domani alle ore 10 presso Alberghiero di Otranto in via Martire Schito come ogni anno  si celebrerà il rito delle “Tavole di San Giuseppe“. Interverranno alla manifestazione personaggi di spicco del territorio salentino:l’ ARCIVESCOVO DI OTRANTO MONS. DONATO NEGRO , ANNA CAMMALLERI – DIRETTORE GENERALE U.S.R.-PUGLIA,LUCIANO CARIDDI – SINDACO DI OTRANTO e LUIGI MARTANO –DIRIGENTE SCOLASTICO dell’isituto. Quella delle tavole di San Giuseppe è una  cerimonia antichissima che risale all’epoca Medioevale quando i nobili locali offrivano dei banchetti ricchi di pietanze ai più bisognosi. Col tempo la tradizione  si è evoluta divenendo la celebrazione in onore a San Giuseppe di oggi. È un rito particolarissimo che consiste nella preparazione, a casa di ogni devoto al Santo, di tavole ricche di pietanze, alcune delle quali legate esclusivamente a questa ricorrenza. Il 19 marzo, intorno a mezzogiorno, si dà avvio a una cerimonia che si conclude con il dono dei piatti ai “Santi”, ovvero persone invitate dal devoto alla celebrazione e che ricoprono il ruolo di una delle tredici figure sacrali previste. Il sacro che abbraccia il profano. a preparare la tavola generalmente sono persone che hanno ricevuto una grazia da San Giuseppe e che con questo rito, che molto spesso li accompagnerà per tutta la vita, danno compimento al voto fatto. La tavola imbandita di tutti i prodotti di stagione è sapientemente adornata di fiori e profumi e i commensali personificano i Santi. Le Tavole, a seconda del voto espresso, possono essere composte da un minimo di tre fino a un massimo di tredici Santi; non possono però essere in numero pari. Le tre figure “sacre” minime, presenti quindi in ogni tavola, sono la Vergine Maria, Gesù bambino  e San Giuseppe. A questi si aggiungono, per la tavola da cinque elementi, Sant’Anna, e San Gioacchino; a quella da sette Sant’Elisabetta e San Giovanni; a quella da nove San Zaccaria e Santa Maria Maddalena; da undici Santa Caterina e San Tommaso; infine da tredici San Pietro e Sant’Agnese. Nei giorni che precedono la celebrazione, nelle case domina la frenesia dei preparativi. Tra le varie pietanze un ruolo importante è ricoperto da un grosso pane  di forma circolare e vuoto al centro. Sulla crosta riporta dei simboli che identificano il “Santo” a cui è destinato il pane; le tre sfere simboleggiano Gesù bambino, il rosario la vergine Maria, il bastone San Giuseppe.

 

Le pietanze che si succedono nell’assaggio sono nove e sono rispettivamente:

  1. i lampascioni,
  2. i vermiceddhri,
  3. i bucatini al miele e con mollica di pane fritta,
  4. i ceci bolliti in “pignata” (pentola in terracotta),
  5. i cavoli lessi con olio d’oliva,
  6. il pesce fritto,
  7. lo stoccafisso al sugo e cipolle,
  8. le pittole e i “fritti” al miele
  9. il finocchio.

La bevanda presente è il vino.

Maria DG

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