L’esperto psicologo Mirco Turco risponde: il mobbing è un terrore psicologico

L’esperto psicologo Mirco Turco risponde: il mobbing è un terrore psicologico

Per Mobbing si intende un terrore psicologico sul posto di lavoro. Le prime ricerche e teorizzazioni sono da attribuire a Heinz Leymann, verso la metà degli anni ottanta. Solo nel 1996 però il tema fu riconosciuto a livello scientifico.

Il Mobbing non è una sindrome, né una patologia, non è neanche un problema familiare né va confuso con il concetto di molestia sessuale.

H.Ege, psicologo tedesco, molto conosciuto anche in Italia, getta le prime spiegazioni plausibili e “sensate” sul fenomeno Mobbing. Egli parla di “situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente e in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio, da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiorità o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Il mobbizzato si trova nell’impossibilità di reagire adeguatamente agli attacchi e a lungo andare, accusa disturbi psicosomatici, relazionali e dell’umore che possono portare anche a invalidità psicofisica permanente di vario genere e percentualizzazione”.

Per parlare di Mobbing occorre considerare quindi alcuni parametri fondamentali:

  1. L’ambiente di lavoro
  2. La frequenza
  3. La durata
  4. Il tipo di azioni
  5. Il dislivello tra gli antagonisti
  6. L’andamento in fasi successive
  7. L’intento persecutorio

Di fatto, la persona che subisce Mobbing, parla sovente di azioni ostili perpetrate nei suoi confronti. Tali azioni riguardano specialmente attacchi ai contatti umani, impedimenti nella possibilità di esprimersi e comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti ingiustificati delle mansioni con frequenti demansionamenti, attacchi alla reputazione, violenze e minacce.

La metodologia Ege, considera in modo analitico tali azioni così come i parametri sopra elencati, tanto da definire una specifica valutazione e quantificazione del danno da Mobbing.

Il Mobbing causa sovente un aggravamento della salute psico-fisica della vittima con problematiche iniziali di tipo psicosomatico, sino a condizioni ben più gravi e croniche. Le ripercussioni anche sulla vita privata sono ovvie, tanto da parlare di “doppio mobbing”.

Da considerare che il fine ultimo delle azioni di Mobbing è quello di escludere la persona bersaglio (vittima) dal mondo del lavoro. Il Mobbing è dunque una vera guerra sul lavoro e va distinto, comunque, da altre situazioni conflittuali, diffusissime nel panorama lavorativo e organizzativo italiano.

Una ricerca nazionale sul fenomeno Mobbing ha illustrato come la vittima primaria sembra essere donna, con un’età compresa tra i 31 e i 50 anni. Solitamente, le azioni perpetrate durano diversi anni, poiché c’è sempre una prima fase di negazione o comunque di non accettazione della situazione. Successivamente, solo quanto vi è un peggioramento delle condizioni di salute psicofisica, la vittima tenta di agire o comunque comincia a rivolgersi al medico competente.

Non esiste, di fatto, una vittima designata, né una personalità predisposta ad essere vittima di Mobbing. I fattori in gioco, infatti,  sono diversi e variegati.

È importante, al fine di prevenire il mobbing e altre situazioni conflittuali lavorative, una Politica improntata sul benessere del dipendente, di cui tanto si parla. Lo stress lavorativo costituirebbe, pertanto, una fase predisponente al Mobbing.

Il conflitto lavorativo può avere una sorta di escalation e quindi passare, a seconda della qualità e quantità della persecuzione, dall’esperienza di stress, allo straining, al mobbing, sino allo stalking occupazionale.

Ricordo che in Italia vi è l’obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato che andrebbe attentamente vagliato da professionisti esperti del settore. Purtroppo, investire in politiche antistress o improntate sul benessere viene ancora considerato solo come un costo e non come strategia aziendale o prevenzione. Tra l’altro, occorrerebbe semplicemente considerare che una persona stressata lavora meno e male rispetto ad una che opera in un clima lavorativo favorevole, senza parlare dei costi della Sanità. Ma questo è un altro discorso!

Rivolgersi al medico competente e a specialisti psicologi è comunque tappa obbligatoria per esaminare bene il fenomeno e per procedere nel modo più strategico al fine di preservare la salute e il benessere della persona e del lavoratore.

Dott. Mirco Turco

 

 

 

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